
Una Strega Favolara usa i suoi incantesimi per diffondere la magia della narrazione, nelle sue molteplici forme. Tra queste possibilità c’è la lettura, l’animazione e l’educazione a leggere il più possibile.
Eppure esiste un’eccezione, molto importante da tenere in mente, ogni volta che ci si pone l’obiettivo di appassionare alla lettura:
Il verbo Leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare” … il verbo “sognare”…
Questa è il celeberrimo inizio di Come un Romanzo di Daniel Pennac, dove, con grande umorismo, viene spiegato perché leggere non può essere obbligatorio, anzi, ci sono dei diritti da tenere bene in testa. Quello di non leggere, di saltare le pagine, di non finire il libro, di rileggere, come anche quello di leggere qualsiasi cosa, di leggere a voce alta e di tacere. I diritti che Pennac elenca nel suo saggio umoristico sono ben dieci, ma elencarli tutti qui, avrebbe poco senso. E quindi l’invito che faccio, a chi vorrà, è di “leggere” direttamente il libro in questione…
Ma quante volte volte vi siete trovati in questo stallo? Nello stallo di dover leggere un libro, come compito di scuola o per per studio obbligato, per lavoro o per altro?
La prima vera volta in cui ho fatto davvero fatica a leggere un libro è stata una estate di molti anni fa, non ricordo più nemmeno quale fosse. So solo che andavo al liceo (classico) e che dovevo leggere “I Malavoglia”. La mala voglia, però, l’avevo io, perché quel libro non riuscivo a leggerlo. Decisi di portare avanti l’obiettivo di finirlo e, da brava studentessa, mi diedi il compito di finire una mezza pagina al giorno, mentre nel frattempo divoravo le mie letture scelte spontaneamente. Arrivai a finire il libro, rimanendo anche contenta, perché alla fine Giovanni Verga quella fatica la meritava, e presi anche un bel voto nel compito assegnato sul testo. Ma quella fu l’ultima volta in cui mi imposi di leggere un libro che non riuscivo a finire.
Da allora mi sono data un’altra regola: se un libro non mi conquista nelle prime 80 pagine, lo lascio lì. Se proprio, proprio voglio dargli una possibilità, lo riprendo in mano dopo un po’ di tempo. Ma se non va, non va. La colpa non è sicuramente mia, né del libro. Soltanto non scatta l’incantesimo. Quella magia strana che ti lascia lì, a stare sveglia fino a tardi, per finire quel capitolo e sapere cosa succede. Quello struggimento di nostalgia di quando hai finito un libro che ti ha appassionato così tanto, che quelli dopo sono tutti brutti e ti sembra che nessun altra storia la possa uguagliare.
Allora l’unica cosa che conta è capire quando dire stop. E capire che non finire un libro non è una colpa, ma un diritto sacrosanto. Quel che conta è continuare a cercare quelle storie, dai classici della letteratura, alle ultime novità, che sapranno fare la differenza e farti amare ogni pagina, dall’inizio alla fine.