
KPop Demon Hunters è uno dei fenomeni globali degli ultimi tempi e ha raggiunto il primato di essere il film più visto sulla piattaforma Netflix.
Ne ho sentito parlare per la prima volta, dopo poco la sua uscita, in un podcast di recensione cinematografica che seguo, ma a convincermi a guardarlo è stata mia nipote, che lo adora. Devo dire che il film non è mi è dispiaciuto affatto, anzi…
Ecco quali sono, secondo me, alcuni buoni motivi per cui ha avuto così tanto successo:
- Parla di unicità in chiave K-POP: le musiche allegre, moderne, orecchiabili e ballabili, attirano sicuramente l’attenzione. Ma quello che a me è piaciuto è il suo messaggio: non importa quali origini abbiamo, ma quali sono i nostri valori e i nostri affetti e come ci comportiamo in base ad essi.
- Affronta il tema del burnout: quando per arrivare ad ottenere un obiettivo, perdiamo rivista il nostro benessere personale e relazionale, tutto crolla. E questo è ciò che succede a una delle tre protagoniste della serie…
- Il back-ground culturale e mitologico-coreano: ad esempio la tigre Derpy e la gazza Sussy, prendono spunto dal minhwa, uno stile di arte coreana popolare durante il periodo Joseon, ma sono riadattate, in una chiave decisamente POP e attuale. A questo si uniscono le continue citazioni al cibo e all’universo culturale generale della Corea.
- Amicizie e amori in primo piano: prima di tutto in questa storia si parla del valore dell’amicizia – le tre protagoniste, Rumi, Mira e Zoey non sono solo superstar, ma quasi sorelle tra loro. Inoltre vediamo evolversi una storia d’amore dai toni romantici-oscuri, ma in una chiave molto teen.
Tutti questi elementi, uniti insieme alla grafica, al ritmo della storia, alle coreografie dei balletti, ai testi e al sound delle canzoni, rendono questo film animato un prodotto grazioso, giocoso, divertente e, soprattuto, diverso e innovativo dal resto.
Se non lo avete ancora visto, consiglio vivamente di recuperarlo, magari per Halloween.